IL DARDO DEL 9 LUGLIO BIS: IL ROSSO COLORE DELLA VERGOGNA?

By | 9 luglio 2018

Ho letto da qualche parte che ci sono persone così attente alle cronache locali da sottolineare come i leghisti indossassero le magliette verdi per bruciare il tricolore.

Sono a dirlo quelle persone che sabato hanno indossato una maglietta rossa e si sono indignate chiedendo all’Italia un ritorno all’umanità.

Sorrido un po’ per questa situazione. In primis perché la Lega da sempre indossa abiti verdi e citare episodi del passato, perpetrati per mano di qualche sporadico facinoroso, ed elevarli a dogmi del partito è davvero avvilente, oltre che pretestuoso.

Poi mi fa sorridere il senso che quelle magliette rosse vogliono esprimere: perché ritornare umani? L’Italia non ha perso nessuna umanità e questo in primo luogo lo hanno capito gli italiani stessi (la maggior parte almeno, oltre il 60%).

Chiedere equità di trattamento in Europa, ossia che il nostro Paese non sia l’approdo scontato e quasi esclusivo di un fenomeno migratorio che l’Europa in questo modo delega solo a noi non ha nulla a che vedere con l’umanità. Ma con l’equità appunto.

Quelli con le magliette rosse sono i buoni e quelli con le altre magliette i cattivi? Non credo proprio. Oltretutto sono certo che nemmeno dalla parte politica da cui questa iniziativa è partita siano tutti d’accordo a mettersi in mostra senza un reale bisogno di farlo.

Queste esibizioni, così le definisco, queste ostentazioni, non giovano soprattutto a questo mondo un po’ radical chic che le promuove.

Gongolo un po’, lo dico col cuore, vedere questo popolo di sinistra che ormai ottiene il consenso solo nei salotti buoni delle zone buone delle grandi città indossare delle magliette rosse e propagandare azioni di cui in moli casi non ha nemmeno la reale percezione.

Signori, ve lo cedo come un consiglio non dovuto e non richiesto: le potenziali persone che vi votavano e che hanno deciso di votare la Lega o i 5 Stelle, non si convinceranno a ritornare a votarvi per una maglietta rossa o per un gay pride.

L’abbiamo capito più noi che la pensiamo diversamente che voi. E meno male.

L’abbiamo capito, soprattutto, perché abbiamo parlato con tante persone che hanno scelto la Lega e Salvini per vedersi rappresentati sui problemi veri, su un mondo che cambia. E non sulle magliette rosse colorate ma prive di contenuto.