IL DARDO DEL 2 MAGGIO 2018 – LA MONARCHIA IMPROVVISATA DEI CINQUE STELLE

By | 2 maggio 2018

Loro non sono un partito ma un movimento, non hanno parlamentari ma cittadini-portavoce, non hanno delinquenti ma mele marce che elimineranno, non formano coalizioni per vantarsene e mantenere aperte tutte le possibilità dopo le elezioni quando hanno fatto il pieno di voti, non chiamano il tentativo di provare a formare un governo sia con la Lega sia con il PD un inciucio ma un contratto. Insomma, i 5 Stelle hanno una via di fuga per tutto, e non avendo un programma, un’ideologia ed una base, possono dire tutto ed il contrario di tutto: basta che lo sappiano far approvare o perlomeno digerire alla base.

Una base che vota su una piattaforma controllata da una società privata esterna, il cui presidente è la stessa persona che detiene il non-partito e che determina le regole con un non-statuto, guadagnando con un blog ed una piattaforma, Rousseau, che in realtà è privata e controlla il M5S.

Dietro tutto ciò c’è Davide Casaleggio (figlio di Gianroberto); non Di Maio e nemmeno Grillo, che fungono solo da leader che ci mette la faccia e megafono che ci ha messo la carica. Ma il vero movimento è la Casaleggio Associati, che determina le regole alle quali gli eletti 5 Stelle devono attenersi, oltre al versamento di 300 euro ogni mese alla piattaforma Rousseau. Avete capito i collegamenti?

Altro che democrazia diretta: dove si è votato per decidere di dialogare e di cercare un’alleanza (chiamata in modo truffaldino contratto) con il Partito Democratico, che fino ad un mese fa era aspramente criticato e considerato alla stregua di un partito di ladri? Come mai non è stata ascoltata la base?

Semplice: il Movimento 5 Stelle, o meglio Casaleggio ovvero colui che lo gestisce, decide per ogni occasione cambiando non solo posizione ma proprio le regole del gioco, come un bambino che quando non riesce a vincere si inventa un nuovo regolamento o quando non sa cosa fare se ne esce con una modifica sul momento e momentanea, e questo provoca un vulnus alla democrazia, che passa da una apparente democrazia diretta ad una reale monarchia improvvisata.

Se i pentastellati vogliono costruirsi e cambiare le regole del gioco – che sono la base della democrazia – a piacimento e per giustificare ogni possibile scelta anche completamente scartata e quasi schifata all’inizio, possono cimentarsi in un gioco di simulazione per pc (così rimangono in rete) e lasciare governare i grandi.

 

Alessio ERCOLI coordinatore provinciale biellese  MGP Piemont